Perché alcuni dispositivi non sentono i comandi vocali (e altri sì)
Scena tipica: sei in cucina, voce calma, da persona adulta e responsabile. Dici: “Accendi la luce”. E succede questo: la luce non si accende, parte la musica in salotto, la TV cambia sorgente, il telefono vibra e tuo figlio ti guarda come se avessi appena parlato con il frigo.
molti dispositivi “smart” sentono (audio), ma non sempre capiscono (interpretazione). E spesso il problema non è il comando… è l’ambiente: rumore, eco, posizione, rete, impostazioni e nomi troppo simili.
1) Sentire ≠ capire (e vale anche per le persone)
Un assistente vocale non è un mago: ascolta un suono, cerca parole chiave e tenta di indovinare cosa vuoi. Se la frase è “sporca” (TV accesa, piatti, cappa, bambini in modalità sirena) lui capisce quello che può, non quello che intendi.
— “Riproduco: Luce di Zucchero su Spotify.”
(E tu che volevi solo vedere dove hai messo le chiavi.)
2) Il microfono non è Superman
Il microfono sente meglio davanti, peggio di lato e malissimo se: sei lontano, parli girato, hai un’eco mostruosa o c’è rumore continuo (cappa, lavastoviglie, phon). E sì: spesso funziona quello più lontano. È la legge di Murphy versione domotica.
3) La “parolina magica” (wake word) detta male
Quasi tutti gli assistenti aspettano una parola di attivazione. Se la dici troppo veloce, troppo piano o in modalità “stavo parlando con mia moglie”, lui conclude: “non era per me”. E se tu, per risposta, urli… spesso capisce ancora meno. (Come noi umani, del resto.)
4) Nomi troppo simili: “Luce”, “Luci”, “Luce 2”, “Luce cucina nuova”
Se in casa hai dispositivi chiamati in modo simile, l’assistente va in confusione. “Accendi luce” può riferirsi a tre cose. E lui sceglie quella che ti farà innervosire di più.
- Rinomina con parole uniche: “Luce Cucina”, “Luce Salotto”, “Luce Camera”.
- Evita “Luce 1 / Luce 2” (l’assistente odia la matematica).
- Se puoi, usa gruppi: “Accendi Cucina” (gruppo di luci) invece di una luce singola.
5) La rete: Wi-Fi debole = cervello lento
Molti comandi vocali vengono elaborati in cloud o passano comunque per la rete. Se il Wi-Fi è ballerino (cambio canale, router lontano, muri portanti, 2.4 GHz affollato), l’assistente sente… ma la risposta arriva tardi, o non arriva proprio.
6) Privacy e impostazioni: “Non ascoltare troppo”
Alcuni dispositivi hanno modalità privacy, microfono disattivato o permessi negati. A volte è una scelta tua (giustissima), a volte è un tasto fisico che si è premuto “da solo”. Spoiler: non si preme da solo. C’è sempre un colpevole in casa. Di solito con le mani appiccicose.
Checklist lampo: perché non ti sente?
- 1) Sei troppo lontano o parli girato?
- 2) C’è rumore continuo (TV/cappa/phon)?
- 3) La wake word è riconosciuta?
- 4) I nomi dei dispositivi sono troppo simili?
- 5) Il Wi-Fi in quel punto prende bene?
- 6) Microfono/permessi/privacy sono attivi?
Tre mosse realistiche (non da monaco tibetano)
1) Sposta il dispositivo (di 50 cm, non in un’altra città)
Anche mezzo metro può cambiare tutto: evita angoli chiusi e superfici che rimbombano. Se lo metti vicino a una parete riflettente, l’eco diventa il suo hobby.
2) Rinomina bene e usa gruppi
Nomi chiari = comandi chiari. “Accendi Cucina” batte “accendi luce” 10 a 0.
3) Controlla il Wi-Fi dove serve
Se proprio in cucina non prende, non è colpa tua: è fisica. Valuta ripetitore/mesh o sposta il router in posizione più centrale.
Nota Syncras: se la domotica ti fa impazzire, non sei tu “antico”. È che la tecnologia è bravissima a funzionare… quando non la stai guardando.